Migrano. Si spostano, viaggiano, lavorano, fanno figli, stringono rapporti. Percorrono le strade dei paesi in cui sono arrivati. Guardano la città, in un misto di attrazione, desiderio e sensazione di estraneità. Ci sono. Tante nazionalità, desideri, pratiche, convivialità. La loro presenza invade come un ciclone il mondo dell’arte. Chiede narrazioni, spettacoli, eventi, segni, performance. Chiede soprattutto che si smetta di guardare allo straniero come a una periferia scomoda e un po’ vergognosa del nostro mondo. Chiede luce, dibattito ampio e sereno, discussioni aperte nei luoghi belli e importanti della città. Chiede un incontro artistico che si trasformi in un’occasione di cittadinanza, dove rafforzare tutti i vincoli che ad essa ci uniscono. Chiede un’agorà, una piazza, luogo di arte, di pensiero e di incontro.
con Allaoui Abdelaziz, Achraf Agoulif, Silvia Albanese, Mohamed Rafia Boukhbiza, El Mustapha Chafay, Abderrahim Dani, Michele Dore, Annalisa Errigo, Deborah Fortini, Roberto Gasparotto, Mohamed Ghannaj, Marcella Isola, Zine Labidine Jahabli, Ronak Khamashi, Asma Kherrati, Samanta Musarò, Martina Pagliucoli, Fabio Parisini, Chiara Pelino, Bashir Tammar, Nezha Tammar
drammaturgia: Deborah Fortini e Antonella Selva
aiuto regia: Alicja Borkowska
regia di Pietro Floridia
"Ogni cosa se ben usata può essere un’arma"
Uno spettacolo itinerante. Tanti percorsi che si incrociano. Tante versioni della stessa storia. 20 attori. 20 personaggi. 10 italiani e 10 migranti. Per ognuno di essi la normativa sull’immigrazione significa qualcosa di diverso. Per ognuno di essi la legge ha conseguenze diverse sulle rispettive vite. 20 punti di vista diversi che corrisponderanno a 20 percorsi che gli spettatori potrebbero fare, guidati in una sorta di labirinto di situazioni da un attore che darà loro la propria versione dei fatti, prima di arrivare ad un finale in cui tutti i destini si incroceranno.
Lo spettacolo è l’esito di un laboratorio (realizzato insieme a VOLABO nell’ambito del progetto “Dallo stare insieme al fare insieme. Il centro interculturale per la società accogliente” - anno 2010) che ha preso le mosse da una serie di esperienze vissute ai margini della legge Bossi-Fini, esperienze raccolte tramite interviste e utilizzate dal gruppo per costruire un copione che rispecchiasse la molteplicità dei punti di vista su tale legislazione.
liberamente ispirato al romanzo Il Paese di Saimir di Valerio Varesi
Saimir è un ragazzo di diciassette anni che in Italia spera di realizzare un sogno. Ma un tragico destino lo vedrà vittima di un incidente sul lavoro e da quel momento tutto cambierà. L’emozione più forte nella storia di Saimir è lo sconfinato senso di solitudine che ne scaturisce, del quale fanno le spese soprattutto gli “stranieri”, che non potranno mai sentire come propria la terra che li ha accolti. “Stranieri” e invisibili, come se non fossero mai esistiti, anche se su di loro poggia un intero sistema produttivo che con loro si arricchisce spesso attraverso il lavoro nero, gestito da organizzazioni criminali e non, che alimentano fenomeni d’illegalità.
Lo spettacolo (realizzato insieme a VOLABO nell’ambito del progetto “Dallo stare insieme al fare insieme. Il centro interculturale per la società accogliente” - anno 2010) nasce dalla riflessione del gruppo di adolescenti e giovani che da tre anni si interrogano, attraverso il teatro, sulla vita dei loro coetanei provenienti da paesi extraoccidentali e sulle ingiustizie legate al pregiudizio, alla discriminazione, all’assenza di leggi risolutive. Così Saimir diventa la voce di tutte le vittime dimenticate che mai avranno un nome, una storia, una tomba su cui piangere.
con Francesca Bagnara, Valeria Billi, Laura Bissoli, Federico De Cataldo, Michele Dore, Annalisa Errigo, Maria Escartin, Paolo La Valle, Simone Maiese, Genny Maurizzi
regia di Deborah Fortini
con gli attori del Teatro dell’Argine, gli allievi dell’ITC Studio, gli allievi attori di Manutencoop, musicisti, migranti, poeti
workshop preparatori: Gigi Gherzi (drammaturgia) e Nicola Bruschi (scenografia)
impianto scenico: Nicola Bruschi
registi collaboratori: Andrea Paolucci, Nicola Bonazzi, Micaela Casalboni, Vittoria De Carlo, Deborah Fortini, Giada Borgatti, Lorenzo Cimmino, Vincenzo Picone
supervisione artistica: Pietro Floridia
Una piazza nel centro di Bologna, che per alcuni giorni possa diventare il luogo dell’incontro, della riflessione, delle emozioni e delle bellezze prodotte dall’arte migrante.
Una piazza dove far sorgere molte tende che ogni sera diventano i luoghi di racconti, di riflessioni, di performance, di installazioni, di video e di visioni poetiche.
In ciascuna tenda una persona diversa, una cultura diversa, una storia diversa da raccontare, un rituale diverso da far succedere.
In ciascuna tenda attori, poeti, musicisti, professionisti accanto a non professionisti, adulti e bambini, italiani e stranieri: i Viaggiatori dell’Accampamento Mondo.
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