
Brescia è una tipica realtà cittadina economicamente fiorente del Nord Italia, divisa tra piccole imprese e industrie metalmeccaniche, alimentari e artigianali.[...] Non è il genere di città in cui ti aspetti di vedere, dopo essere corso ai ripari, persone trascinate via con la forza solo perché vogliono dire qualcosa, o chiedere qualcosa, e che si trovano invece costrette a urlare un dolore inaspettato.

Nell’immaginario collettivo, il viaggio di un immigrato si compie nel giro di poche tappe, il paese di partenza e quello di arrivo. In verità, l’esperienza della migrazione è molto più complessa di quanto non sembri in apparenza, le tappe del percorso possono essere più di due, e i tempi di percorrenza diluirsi nel corso di molti anni.

Quella che stiamo per raccontare è una storia italiana, ma gli“ ingredienti” sono gli stessi di molte delle storie di migrazione che ascoltiamo oggi in Italia da giovani bengalesi, uomini marocchini, mogli e madri filippine.

Rabi è un ragazzo bengalese di ventiquattro anni, in Italia da due. Ci racconta la sua storia di fronte a un caffè, in un bar della periferia bolognese. Lo abbiamo incontrato, la prima volta, alla Scuola di Italiano per Migranti del centro XM24 di via Fioravanti.
Ismail è un ragazzo ivoriano di appena vent’anni, partito dal suo paese natio ancora quindicenne, nel 2005. La sua destinazione, tuttavia, non è mai stata l'Europa.
Abdelmajid è invece del Mali. E’un ragazzo timido, riservato, che non desidera parlare molto e comunque non del suo viaggio.

Le riflessioni che seguono sono di una splendida donna irachena, colta intelligente e di grande sensibilità. Di famiglia arabo-turca, sposa di un uomo curdo iracheno e madre di tre figli, l’ultima delle quali è nata in Italia, ha vissuto una decina d’anni a Bologna come profuga insieme alla famiglia ma un senso di disagio e di inadeguatezza ha sempre velato il suo sorriso.

Pedro è laureato e in Perù faceva il maestro, ma non guadagnava molto, aveva già un bambino e sua moglie è casalinga. Sua sorella gli dice continuamente: non stare a perdere il tuo tempo qui, ti trovo io un’amica italiana che ti regolarizza come domestico.

Truffa ai danni di decine di giovani marocchini: un falso corso di formazione con i fondi pubblici della Provincia di Treviso, e la promessa di un contratto regolare che si rivela una farsa. La testimonianza di Omar, 25 anni, di Casablanca.

Hassan ha 11 anni, frequenta la quinta elementare in una scuola di Bologna. Tutte le maestre si lamentano e chiamano quasi quotidianamente suo padre o un mediatore culturale che l’ha accompagnato nell’inserimento: il bambino non parla

Questa sera incontriamo Gabriel, rumeno, quella specie così terrificante per l’Italia odierna. Gabriel poi è ancora peggio: è rom. Quando, prima di incontrarci, avevo parlato di quest' appuntamento ad amici e parenti, in molti mi avevano chiesto se era una cosa sicura, avvertendomi con aria grave di stare attento. Quasi come se dovessi recarmi in una zona di guerra, in un covo di criminali.

Ed è un ragazzo come se ne vedono tanti a Bologna: vestiti casual, zaino in spalla. E' uno studente e, come fanno tanti altri studenti, nella sua vita ha cercato migliori opportunità di studio all’estero. Solo che lui non sognava gli Stati Uniti o l’Australia, bensì l’Italia. La sognava dall’Albania, la sua terra.

Abbiamo appuntamento con Leonardo sotto casa nostra. Non si fa attendere, anche se viene da San Lazzaro in moto uscendo dal lavoro: E' proprio grazie al suo lavoro che è abituato alla puntualità e alla professionalità. Si presenta alla vista come un signore minuto questo filippino sui cinquant’anni...

Fatna è una ragazza timida dai grandi occhi scuri che viene da un villaggio nel Sud del Marocco.
Per mantenere la famiglia in patria lavorava come domestica presso una famiglia di Casablanca, guadagnando però una cifra davvero esigua.